Critica

centrasgarbiPoeta quando dipinge, pittore quando scrive, persino nel restauro porta il tocco della sua personalità creativa. Il messagio multimediale di Luigi Centra è unico e dall’occhio arriva direttamente al cervello e al cuore. L’arte come espressione massima di libertà, supremo appagamento dello spirito, è la catapulta che con la sua forza irrefrenabile spinge Centra alla conquista degli spazi oltre i confini del reale. Nella sua pittura le finestre chiuse dell’anima si aprono alla luce, al canto della vita, e al disagio culturale dell’odierna società dell’immagine viene respinto dal legame fortunoso da sempre imperante tra pittura e poesia. Lo stile inconfondibile, il segno personalissimo, il colore che copre sapientemente la carie di un destino avverso, stimolano alla riflessione come sapevano fare i grandi pittori del passato che oggi chiamiamo maestri. Attraverso le mostre che documentano il lungo percorso stilistico di Centra consideriamo la frantumazione di miti diversi, i continui rivolgimenti del costume, le difficoltà dei valori morali, la caduta paurosa dei punti di riferimento; il tutto è uno spaccato di storia che si pone non come costruzione artificiale ma quale scienza delle fondamenta della vita. C’è nella pittura di Centra – l’espressione è forte, ma urge scriverla – il senso pieno della vita. La penetrazione visiva e la carica morale innalzano il dipinto a dettato di conoscenza totale e la tensione intellettuale accomuna l’artista filosofo.

Riccardo Zigrino – Taranto

Commenta Vittorio Sgarbi: “l’arte di Centra comunica il senso dell’esistenza remota, presente, e futura”.

Scrive Antonio Oberti sull’enciclopedia mondiale C.E.L.I.T. “dall’impressionismo Luigi Centra a poco a poco ha dato vita, con la sua perennità inestinguibile di ispirazione, ad un rapporto astratto tra la propria sensibilità ed emotività psichica e l’eterno moto della vita reale. Tele spesso incendiate e rattoppate con spago trasversale, oppure inseriti fili di ferro che, come materiale quasi impalpabile, collegano le parti ai piani più diversi, concedendo in questo modo ampia libertà alla sua sensibilità creativa”.

Continua il critico Jonathan Zhivago: “Quello che sorprende nelle opere di Centra è la loro aggressività artistica. Nelle sue tele dai colori forti emerge tutta la disperata affermazione della pittura espressionistica di cui si potrebbe dire che il famoso “Il grido” di Munch sia il manifesto di questo movimento. E’ ammirevole che ancora oggi nel nostro commerciale panorama artistico si possono trovare pittori come Centra che possiedono del titanico furore artistico che è appartenuto anche a quel grande colosso della storia dell’arte che è Michelangelo”.

Aggiunge l’illustre Cavaliere della Repubblica Dott.ssa Sonia Camporese: “La pittura di Luigi Centra è di un astrattismo familiare, audace ma comprensivo, perché attinge alle sorgenti inesauribili dell’anima amante dell’armonia. I colori delle sue tele si trasformano in vibrazioni sonore gradite allo spirito estremamente assetato di bellezze increate. L’artista è persona estremamente versatile a tutte le espressioni poetiche, letterarie, pittoriche. Ha raggiunto un livello da maestro conseguito con tenacia in un lungo cammino che si snoda dagli anni sessanta fino ai giorni nostri. Alla conquista soddisfacente della libertà dello spirito creativo che è la più alta conquista dell’homo sapiens in un cosmo crivellato dai troppi traguardi inutili.

Continua tra l’altro il critico Prof. Lino Di Stefano: “… Bravo artista e valente restauratore, Luigi Centra è anche un abile poeta che ha saputo affidare i propri sentimenti oltreché alle opere pittoriche anche ai versi; versi che scritti in varie occasioni e in molteplici siti risentono, appunto, delle diverse tematiche che lo hanno ispirato e indotto all’espressione. In una lirica Centra scrive che gli esseri umani sono destinati a recitare il solito rosario, ma parafrasando il distico possiamo aggiungere che proprio l’ostinazione ispirativa ha messo in condizione il poeta di realizzare la sua intera produzione visto, come egli osserva, che non ha paura di affrontare ancora la vita, il mondo”.

Infine il prof. Argan di Roma: “È una reazione violenta dell’artista-intellettuale contro la massificazione: esprime il malessere di una società opulenta e meccanizzata senza anima, usando tele e colori in modo contrario a tutte le regole. È un Pollock del 2000, con le sue traettorie orbitali; Centra non progetta, ma prevede un comportamento che si porrà davanti alla tela e vi girerà attorno, vi salirà sopra per essere sempre dentro la creatura che sta per dipingere. Situazioni visive sconvolgenti di figure e colori; nuove, impreviste, uniche, che il pittore vive fisicamente nelle sue opere. Nei suoi grovigli di segni e colori, riesce ad imprigionare tutto ciò che nella realtà è movimento, non disgiunto dal sogno, nell’itinerario confuso della mente, negli intricati itinerari delle nostre città, sempre più visibili, attraverso i volti che si stagliano all’ombra di questi intrighi di colori, pieni d’implicazioni simboliche. Il M° Luigi Centra, con la sua tecnica spontanea, in una società che non crea, ma produce, dimostra che il creare è fatica e le censure spazzate! Dall’alto della sua quarantennale produzione, rivela una tecnica onirica, d’astrattismo simbolico, unico e riconoscibile. Nella sua poliedrica produzione, vedo Pollock – Burri – Vedova, fusi in magica armonia.”